Recensioni

L’aspetto visivo che prevale nel suo lavoro è quello della ricerca di una propria unicità. L’utilizzo di questi materiali vuole essere un suggerimento che conduce ad attraversare il tempo con una visione, a volte struggente, in cui non ci si può né riconoscere né confrontare. Nel mondo immaginato si incontra la realtà vissuta di un tempo lontano costruita con elementi che appaiano tutti irreali nonostante una fortissima evidenza: la materia; poi invece sono cose altrettanto reali e concrete di quelle che siamo abituati a vedere, misurare, toccare, considerare, quali il desiderio e il puro immaginario.

Franco Silvestro

Alla materia Francesco Bulzis lega le tecniche con le quali raggiunge gli scopi artistici e manifesta una sensibilità più aderente al gusto del nostro tempo. Con queste tecniche e con questi tipi di rappresentazione Bulzis fa arte vera e con le sue opere riesce a dimostrarla. La sua è un’arte moderna più il ritmo, la velocità, la forza espressiva sul colore, la luce, la struttura iconica dell’immagine che si tiene fuori da qualsiasi astrusità. Il suo obiettivo è quello di creare, al posto di un realismo fotografico, uno scenario di astratte figurazioni.

Vincenzo Napolillo

L’arte magistralmente coinvolgente di Bulzis confonde i sensi di chi la osserva: nel momento stesso in cui sembra che tu la stia guardando, ti ritrovi a toccarla, e nello stesso attimo ti scopri a riflettere e percepire le sensazioni più disparate. Vista e tatto, mente e cuore sono stuzzicati da un sapiente uso di stracci altrimenti insignificanti, ma che intrisi di colore si trasformano in morbide e voluttuose curve, che dolcemente accompagnano il pennello nella finitura del soggetto. Si nota altrettanto bene la provenienza da uno studio lungo e pedante che ha ora determinato il suo stile, uno stile che si esprime senza bisogno di particolari interpretazioni come spesso succede per l’arte contemporanea, uno stile che accoglie anche l’interesse dell’occhio più profano.

Antonia Palladino

La nascita di una sua opera si identifica con il suo essere umano e artista, a volte nascono in un sogno e rasentano alcuni aspetti della psicologia, quella della voglia di conoscere anche se stesso. Questo pensiero è stato preceduto solo da altri eminenti dell’arte. I suoi colori fanno capo ad una armonia universale riconoscibile solo nei grandi maestri, mentre le sue opere sono spettacolari; credo che lo siano state sin da ragazzino in quanto è stato sempre acceso dalla curiosità che ha innescato una reazione a catena che gli ha fatto guardare le cose da tanti punti di vista, sovrapponendo e scomponendo e ricomponendo delle immagini con la voglia di esternare la sua originalità nella sua peculiarità di essere umano. Egli conosce approfonditamente l’opera che realizza, rendendosi veramente conto che ha qualcosa di suo; da quel momento sa che quello che fa non è mero mestiere o per scimmiottare il gioco di altri percorsi di altri artisti. Il suo figurativo nasce proprio in virtù del discorso dell’armonia universale, e da esso può tirar fuori un universo intero, dieci universi. Bulzis, con la preponderante forza che è in lui, fa nascere la figura in una nuova figurazione in cui si vedono delle realtà multiple rappresentate dalla materia per arrivare alla metamorfosi. Ad ogni modo, nelle sue opere ricorrere la memoria del suo maestro Luciano Landi, pittore impressionista, con il quale ha fatto un percorso di bottega e che ha contribuito alla costruzione in lui di una migliore umanità. Alle volte, nella metamorfosi delle sue opere, c’è un pizzico di surrealismo, solo un pizzico per distinguersi, per ripartire con una base diversa, base della più grande arte universale la cui sperimentazione, il gusto della ricerca, lo rendono forte per poter fare quell’arte che dà il vero senso della libertà, quella libertà che costa tantissimo, quella che poi gratifica perché regala un’emozione unica. Quando Francesco Bulzis ha iniziato a dipingere si sentiva ispirato dai grandi come Vincent Van Gogh, ma ha sempre pensato che la pittura dovesse avere un linguaggio libero e personale. Lui è riuscito a trasformare il linguaggio pittorico dei grandi in uno suo personalissimo, pur restando vicino alla realtà. E’ difficilissimo, lui ci è riuscito, e ciò indica che la sua invenzione artistica è buona e personale. Ma ha stravolto tutte le regole, perché ci insegna a guardare anche le cose più semplici e a scoprire quello che apparentemente nessuno è in grado di vedere perché troppo evidente, a vedere ciò che unisce la realtà di diversi universi artistici.

Principia Bruna Rosco